Grandezze incommensurabili non ammettono una comune unità di misura.
Il centrodestra ha perso. Si potrebbe non aggiungere altro. Molti però vedono i risultati elettorali come sportivi: uno vince, l'altro perde. Nelle regionali qualcuno ha perso, ma gli altri non hanno vinto. E' corretto interpretare politicamente il voto regionale? No e sì. No perché tecnicamente non lo si può fare, sì perché di fatto politici e commentatori lo fanno. Distinguiamo allora i due aspetti, tecnico e politico. Regionali e politiche sono uguali come metri e litri. Le regole sono diverse. Nelle politiche si elegge il Parlamento, nelle regionali si sceglie il governo della Regione. Nelle politiche vi sono molti collegi ognuno dei quali vale un rappresentante, nelle regionali di fatto la Regione è un grande collegio dove vince chi supera il 50% delle preferenze. Nelle Politiche voti candidato e lista collegata, nelle regionali puoi votare candidato e lista non a lui collegata. E di differenze ce ne sarebbero ancora. Sugli aspetti politici si è sentito di tutto: Forza Italia troppo vicina alla Lega, gli elettori temono per la Costituzione, il voto era contro l’intervento in Irak, e molte altre panzane. Infatti le Regioni non possono legiferare in materia di Difesa, di politica estera o di Costituzione, quindi votare destra o sinistra alle regionali per motivi del genere significa votare da pirla. L’elettore coscienzioso dovrebbe invece votare per colui che ritiene capace di esprimere un buon governo regionale. Se analizzassimo il voto regione per regione, ci accorgeremmo che il Centrodestra poteva conservare le regioni che aveva. Ad esempio, Puglia e Lazio. La Puglia ha espresso un elettorato immaturo, quello che non vota per qualcuno ma contro qualcun altro. Vendola infatti, si fosse presentato da solo, difficilmente sarebbe andato oltre un 15%. Ha invece vinto perché su di lui sono confluiti altri voti, e cioè quelli che “io a destra/sinistra non voterò mai!”. Chi non ha sentito questa frase almeno una volta? Si aggiunga qualche scontento di centrodestra, e Fitto perde.
Nel Lazio invece è prevalso il trucco. La Mussolini non poteva essere ammessa alle elezioni, ma il Consiglio di Stato glielo ha consentito con una stupefacente interpretazione delle regole. Si è infatti riconosciuto che le firme di Alternativa Sociale erano false, ma si è sostenuto che l’accertamento della falsità delle firme non è avvenuto in maniera corretta. Il paradosso è che l’accertamento spettava a chi aveva autenticato le firme. In parole povere, le firme erano false, ma siccome chi doveva accertarlo non solo non lo ha fatto, ma le aveva pure autenticate, sono state fatte valere. In paesi seri ci si ritirerebbe chiedendo scusa, da noi invece faccia di bronzo, e via alle urne. Qualcuno attribuisce la cosa a giudici “rossi”; non è provato ma è plausibile. Si aggiunga una campagna elettorale maldestra, e Storace perde.
Ma il peggio è il “dopo” dei politici. Dimissioni sì o no, elezioni anticipate sì o no, rimpasto di Governo sì o no, ecc… E non parliamo poi delle rese dei conti interne ai vari partiti, dove i personaggi di seconda schiera del partito X cercano di sfruttare l’onda del voto per prendere il posto di chi gli sta davanti. Insomma, Prima Repubblica. Con la cagnara che fanno, sfido io che poi il voto regionale assume una valenza politica.
Ai nostri politici, governanti e non, sfugge che per gli Italiani il maggioritario non contempla il litigio. “Io vi voto perché andiate e facciate, non perché litighiate per le poltrone”. Chi litiga perde, ma il venduto Follini (cfr. post del 20 Novembre 2004) ed il furbetto Fini sembrano non averlo capito. A sinistra invece hanno imparato. Sotto il tavolo, coltelli e calci negli stinchi, ma fuori, “confronti costruttivi” e strette di mano. Non per niente Prodi, prima ancora di dire che aveva vinto, ha tenuto a sottolineare che il risultato elettorale rendeva inutili le primarie, che il leader dell’Unione è lui. Come a destra, anche a sinistra il voto si usa per gli equilibri interni di parte. Se non è zuppa, è pan bagnato.
E allora, come tutti, concediamoci il lusso e l’azzardo di una previsione sulle politiche 2006, e diciamola subito: con certi “se”, si può dare ancora Berlusconi vincente 3 a 1. Brevemente, i perché alla luce delle regionali.
La lega si rafforza leggermente al Nord, prevedibile. Follini rimane stabile, An leggera flessione. Forza Italia perde circa 1.800.000 voti. Una batosta, soprattutto perché vanno dall’altra parte, non migrano verso gli alleati. Tutto sembra perduto ma se …
… se Follini e Fini hanno capito la lezione, e se le rese dei conti interne si risolvono in breve, si ricompatteranno attorno a Berlusconi, perché senza non si vince. La Lega si è già schierata, e se sarà disposta a concedere qualcosa agli alleati, li aiuterà a non tradire, anche perché sennò addio devolution. E Berlusconi? Se Berlusconi tira dritto per la sua strada, molti rivedranno la tenacia dell’imprenditore cui avevano dato fiducia un tempo. Qualora invece cedesse a compromessi e partiti, perderà ancora, e definitivamente. Quindi, acceleratore su riforme e taglio delle tasse, anche solo contro tutti, o non recupererà mai il voto punitivo dei suoi, l’unico che è mancato alle regionali.
Già, perché l'aspetto più interessante di questo voto regionale è stato civico, non politico: gli elettori di Forza Italia si sono dimostrati gli unici capaci di interpretare lo spirito del maggioritario, votando per chi non vorrebbero pur di attrarre l’attenzione di Berlusconi. E lui, che non è un fesso, risponde subito dopo la sconfitta, andando a Ballarò, tra i nemici, a dire: “Scendo in campo”. Lui pensa “Se quei voti sono stati miei, possono tornare ad esserlo. Io li rivoglio”. Sinceramente, al posto suo chi non lo penserebbe? Staremo a vedere, sarà una sfida interessante.
