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Grandezze incommensurabili non ammettono una comune unità di misura.

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mercoledì, 23 marzo 2005
Sottigliezze sulle polveri sottili

Superata la soglia del PM10, scatta il blocco del traffico. Poi, le solite interviste agli automobilisti. Uno dice che il provvedimento è inutile, un altro è contento perché la città cambia volto, per un altro si tratta di un palliativo e ci vorrebbe di più (cosa lui non lo sa). Poi si intervistano gli esperti. Uno dice che il provvedimento è inutile, un altro che è utile e ti fa anche godere la tua città, un altro che è un palliativo e ci vorrebbe di più (cosa lui non lo dice).

Ora, o gli automobilisti sono anche esperti di aria, o gli esperti sono i soliti esperti del so-io-cosa. Alla fine del servizio ti infilano poi sempre la vecchietta che vorrebbe il blocco tutti i giorni, che tanto non ha la patente. Egoista ma sincera, almeno lei.

Le dimensioni. Per dare un’idea, un capello umano ha un diametro medio di 100 micron (100 millesimi di millimetro). In natura esistono le sabbie (oltre 500 micron), le polveri (fino a 500 micron), il fumo (meno di 2 micron), le esalazioni e gli aerosol (meno di 1 micron). Il PM10 (Particulate Matter 10) è costituito da particelle con diametro fino a 10 micron, come a dire un decimo di un capello. Eccole le famigerate polveri sottili, costituite anche da elementi pesanti, resi però trasportabili dall’aria grazie alle ridotte dimensioni.

Da dove arriva questo particolato? In massima parte è naturale: erosione, vulcani, incendi, ecc…. Esiste poi il particolato di origine umana: industrie, motori, riscaldamento, ecc….

Il PM10 comprende anche le particelle con dimensioni fino a 2,5 Micron. E’ il PM2,5. La dimensione è una discriminante importante, in quanto definisce il PM10 “inalabile”, ed il PM2,5 “respirabile”. L’inalabile raggiunge le vie aeree superiori (laringe, ecc), il respirabile arriva fino agli alveoli, dove il sangue scambia ossigeno con l’aria. Tradotto in effetti, l’inalabile può portare allergie e malesseri a chi è predisposto, ad esempio gli asmatici. Il respirabile può invece causare vere patologie, anche cancerose a tutti.

Ed eccoci al punto. Il PM2,5, mediamente quattro volte più piccolo del PM10, può con buona approssimazione essere considerato anche quattro volte più leggero. Senza essere degli scienziati, è chiaro che un movimento d’aria più facilmente solleva una particella leggera di una pesante. E qui si prospetta il seguente paradosso.

Se l’aria si muove poco, le particelle pesanti restano in basso, e le leggere viaggiano. Se l’aria si muove di più, le pesanti riescono ad essere sollevate, le leggere più facilmente vengono allontanate. Risultato: quando il PM10 è basso il PM2,5 (che costituisce il 60% del PM10) sta tutto lì a farsi i suoi giri. Quando il PM10 è alto, il PM2,5 viene spazzato via. Morale: la circolazione delle auto è consentita quando l’aria è peggiore, e vietata quando è migliore.

Il particolato è anche nelle nostre case. Due persone che camminano in una stanza chiusa sollevano tanto particolato quanto quello prodotto da una mezza sigaretta. Ma niente allarmismi, il nostro corpo imperfetto è ben progettato per queste condizioni imperfette. Ci ammaliamo a causa del particolato solo quando è costituito da sostanze nocive, per esempio l’amianto. La combinazione veramente pericolosa è il binomio tra la sostanza e la sua dimensione tale da renderla respirabile.

E arriva la politica, con l’assurda pretesa di voler vivere in un ambiente perfetto. Gli ambientalisti della domenica cianciano, l’opinione pubblica si impaurisce, il Legislatore ne raccoglie gli umori e si inventa qualcosa, perché quelli poi votano alle prossime elezioni, sapete? Così si mette su una bella commissione di studio, si tira fuori un valore limite del tutto empirico ed avulso dalla realtà, e si stabilisce per quanti giorni all’anno è ammissibile superarlo (quindi in quei giorni posso respirare veleni?). Dopo di che gli amministratori locali devono prendere provvedimenti. Quali? E chi lo sa, se la cavino da soli.

La centralina scatta, l’opposizione accusa, il sindaco generico deve fare qualcosa. Potrà mica ordinare di spegnere i riscaldamenti (principale fonte di polveri sottili). La gente si ribellerebbe, e poi il provvedimento sarebbe di incontrollabile attuazione.

Oh Dio, che si fa? Beh, si copia, no? Se lo fanno a Roma e Milano lo potranno fare dappertutto. Blocchiamo il traffico, tanto gli automobilisti li possiamo controllare. E poi,  con quelli si tira su anche qualche soldo multandoli. Due piccioni con una fava, si tacita la coscienza ambientalista e si coglie l’occasione per fare un po’ di cassa, che qualche spicciolo fa sempre comodo.

E la qualità dell’aria? Ma dai, per quella c’è tempo! Il povero sindaco ha già i suoi grattacapi, mica può fare tutto lui. Intanto ha bloccato il traffico come fanno tutti gli altri, nessuno potrà dire che non ha fatto nulla. E poi se lo fanno tutti vuol dire anche che è una cosa giusta, no? Vorremo mica stare lì a sottilizzare proprio sulle polveri sottili, meglio pensare alle elezioni.


Postato da: Avantgarde a 18:02 | link | commenti (18)
politica e situazioni

domenica, 13 marzo 2005
Nani e ballerine

Criticare certe trasmissioni televisive della domenica è fin troppo facile. Scadenti, prive di contenuti, condotte da saltimbanchi, ma non è questo il punto. Il vero peccato originale che le alimenta non è chi le fa, ma chi le guarda.

Certe trasmissioni, ad esempio Buona Domenica, possiedano solo il contenitore. Chi di noi comprerebbe un libro solo per la sua bella copertina? Nessuno, eppure è ciò che accade con molta televisione. I contenuti sono assenti, ma la trasmissione è la più guardata della domenica.

Penso dipenda dall’intelligenza stupida della mediocrità del suo format, che mi fa venire in mente certe feste fatte in casa, come si usava negli anni ’70, quando gli stereo erano quelli col caricatore per impilare i dischi in vinile, le mamme venivano schiavizzate dai figli per preparare tartine e dolci, e le ragazze venivano accompagnate e riprese dai genitori ad una certa ora, cosa che rendeva sconosciute le stragi del sabato sera.

Ritengo che lo spettatore medio si immedesimi nei personaggi di queste trasmissioni prive di contenuti per quella che definirei empatia mediocre. Cioè, chi guarda sa di guardare dei mediocri, ma li guarda ugualmente perché il loro livello non è dissimile dal proprio. Chiunque infatti potrebbe andare lì a steccare stonando una canzone, o a far rischiare l’ernia al povero ballerino professionista di turno, costretto a sollevare la culona X venuta fuori dalla casa del Grande Fratello. L’applauso arriva comunque, si faccia bene o si faccia male.

Con la mediocrità, programma e spettatore parlano la stessa lingua, si sentono allo stesso livello. La mediocrità azzera la distanza, come fa la morte nella poesia di Toto’ ‘a livella. La mediocrità, insomma, come morte televisiva, cui lo spettatore concede pigramente il proprio tempo. All’espressione “popolo bue” assocerei l’immagine dello spettatore televisivo, reo di sottostare alla propria pigrizia mentale, quella che gli fa attendere la pubblicità anche solo per andare al bagno.

Questa la mediocrità stupida. L’intelligenza di questa stessa mediocrità sta invece nel fatto che è pensata, dimensionata sullo spettatore. Il delitto è premeditato. Ci sono persone molto intelligenti, che progettano questa mediocrità con un occhio al budget. La trasmissione deve costare poco per massimizzare gli introiti pubblicitari, ed i personaggi famosi costano molto. Quelli non si muovono per soli 5.000€, certo non stazionano da te tutta la domenica pomeriggio, e men che meno partecipano a giochini vari. Per questo è difficile vederne in giro in certe trasmissioni. Eliminando quelli che partecipano per promuovere un disco o altro, praticamente non ce ne sono. Meglio ripiegare su personaggi solo noti. Con il prezzo di uno veramente famoso, di gente nota ne prendi a carriolate.

Così arrivano i “grandi fratelli”, i personaggi di seconda schiera, i co-conduttori più o meno di professione, quella gente di cui conosci il viso ma alla quale non sei capace di attribuire una vera professionalità. Cosa far fare a queste accozzaglie di mediocri? Le stesse cose che si facevano appunto nelle feste casalinghe degli anni ’70 o negli autobus durante la gita scolastica. Si canta tutti insieme, si fa la battutina, si fa finta di azzuffarsi.

Intanto qualche consiglio per gli acquisti, un paio di scenette, il popolo ride contento, e si arriva vicini al telegiornale, quando ci si può permettere qualcosa di vagamente più impegnato, che so, una storia strappalacrime da raccontare a luci basse. Ma non troppo, che poi la gente si annoia e cambia canale. Presto, presto, riaccendere le luci e fare arrivare un po’ delle aspiranti mezze ballerine di Amici della De Filippi, che qualche tettina e qualche culetto non possono fare che bene agli italiani che stanno per mettersi a tavola per cena. E poi si sa, certi appetiti non fanno cambiare canale.

Nani e ballerine oggi, come nella Roma antica c’erano pane e giochi. Dormi pure, popolo bue televisivo, dormi e sogna la notorietà che invidi ai mediocri, potresti arrivarci anche tu a farti riconoscere per strada. In un clima come questo non mi sento di criticare più di tanto le Lecciso. C’è di questo e c’è di quello in televisione, non vedo perché non dovrebbero starci anche loro. Pienotte e stupidotte come sono, risultano più vere di altri. Il popolo bue lo sa, infatti dice di odiarle ma non riesce a fare a meno di guardarle.

Qui da me per fortuna la cana sa cambiare canale e, bontà sua, lo ha insegnato anche me. La sua televisione sono i vetri attraverso i quali guarda fuori, vedendo uno spettacolo più vero di molti altri. Meglio portarla a fare un giro … ah, senza aspettare la pubblicità, naturalmente.


Postato da: Avantgarde a 17:01 | link | commenti (21)
cinema e televisione

martedì, 08 marzo 2005
CIAK! Si gira!

Non è stato molto tempo fa, tutti la ricorderanno. Pregava, implorava. Mani giunte, la voce insicura, lo sguardo impaurito rivolto ad una non meglio identificata minaccia fuori campo. A qualcuno sarà venuto in mente di chiedersi come mai implorasse così in quel video, visto che poi, una volta liberata, la cicala Sgrena ha tessuto le lodi dei suoi rapitori.

Beh, qualcuno glielo ha chiesto sul serio. Lei, la cicala, ha detto: “Mi avevano chiesto di drammatizzare”. Capito? Recitava. Ora ti spieghi gli sguardi fuori campo. Non erano di preoccupazione, cercava l’approvazione del regista. -L’ho detta bene la battuta? Se non le è piaciuta posso ripeterla, sa? Basta dirlo.-

Me lo vedo Mohammed, lui, tifoso di Totti, “Er Pupone”, seduto sulla sedia da regista avvolto in una sciarpa giallo-rossa: -Aoh rega’, famo silenzio, che se gira, se dovemo guadagna’ er riscatto! Ciak in campo!- A questo punto arriva Abdul -Sceneggggiata Sgrena, messaggio agli Italiani, prima!- E Mohammed –Azzzzione!-.

La cicala Sgrena canta, Mohammed approva –Bbbona ‘aaa prima, ma famone n’nantra, che’n se sa mai.- La cicala si liscia un po’ le ali, segnala di essere pronta, e di nuovo Abdul: -Sceneggggiata Sgrena, messaggio agli Italiani, seconda!-.

L’avevo chiamata sceneggiata la sua, e c’avevo preso in pieno. Ma dietro non c’era un analista attento, bensì un osservatore annoiato dalla prevedibilità di quelli che osservava. Fare previsioni su certa gente non è difficile, la menzogna ce l’hanno nel DNA, come tutti quelli che negano la forza della Storia preferendole la debolezza dell’ideologia.

“Mi avevano chiesto di drammatizzare”. Più del contenuto della risposta, ignobile di per sé, sconcerta la naturalezza con cui te la sbatte in faccia. Non un dubbio, non un accenno di vergogna. Ci vedi qualcosa di paragonabile ad un bambino che fa cose cattive col candore di chi non sa, di chi non fa peccato perché peccato non conosce.

Ma la cicala Sgrena non è più una bambina. Il suo non è candore, bensì piena consapevolezza, la consapevolezza di chi sa che nessuno chiederà il conto. –Io ve la butto in faccia “la mia verità”, tanto che mi potete fare?- Già, che le possiamo fare?

Non saprei, magari potremmo farle un favore, rimandarla da quegli amici presso i quali si è trovata così bene. Li si potrebbe paracadutare, la cicala e Pier Scolari, in un qualsiasi punto del triangolo sunnita, vestiti con la maglia giallo-rossa numero 10 di Totti, e muniti di una lettera indirizzata a Mohammed: -Aoh, aripijateve ‘a Sgrena, e teneteve pure ‘aaamico suo, basta che’n ce chiedete gnente, che nun ve damo ‘na lira a ‘sto gggiro-.

Mohammed non sa cosa fare. Li guarda … -E mo’ che faccio? Quelli nun m’oo pagano n’antro riscatto, e mica m’iii posso mantene’ ‘sti dddu’ fregnoni!-. E così Mohammed pensa. Come liberarsi dei due impiastri? … mumble mumble … il numero 10 … mumble mumble … la divisa della Roma … pensa che ti ripensa … ed ecco che s’illumina. Ma certo, come non averci pensato prima?

Li prende, li impacchetta, e li consegna agli Americani. Perché a loro? Ma perché gli Americani so’ d’aaa Lazio, no? Je fanno un culo cccosì e lui si risparmia la fatica, che tagliare teste è un lavoraccio, sapete? Diavolo di un Mohammed, utilizzare il segreto scoperto dalla Sgrena contro lei stessa.

Attenti agli agguati! Ora che lo sapete anche voi, filate a studiare le regole d’ingaggio! Ma prima ce lo vogliamo concedere un ultimo sospetto? A me quello che guidava non la conta mica giusta. La sua prontezza nell’avvalorare la versione dell’attacco senza preavviso mi sa tanto di uno che sa di averla fatta grossa a non fermarsi, ed alza la voce per distrarre l’attenzione dall’errore che ha commesso.

Ed intanto stamattina alla radio già si parlava di soli otto colpi sparati, chissà … Ma vedrete che mi sbaglierò, come sempre.


Postato da: Avantgarde a 20:10 | link | commenti (12)
politica e situazioni

domenica, 06 marzo 2005
Aggettivi violenti

E un po’ lungo il post di oggi, chi legge sia paziente.

Dal Manifesto la cicala Sgrena titola: “La mia verità”, e scrive: “ … io ricordo solo il fuoco … la mia mente è andata alle parole che i rapitori mi avevano detto … dovevo stare attenta - perché ci sono gli americani che non vogliono che tu torni - … il resto non lo posso raccontare”. E già, i segreti vanno centellinati.

Continua: “… il loro (dei rapitori, n.d.r.) interlocutore politico non poteva essere il governo ma il popolo italiano che era ed è contro la guerra.”. Ed io che pensavo che dei rapitori volessero solo un riscatto.

E su uno dei carcerieri: “… lui si è dichiarato tifoso della Roma ed era rimasto sconcertato che il suo giocatore preferito fosse sceso in campo con la scritta – liberate Giuliana –”. No dico, ve lo immaginate Mohammed che guarda Totti in TV, magari con il digitale terrestre di Mediaset?

La cicala infine si autocelebra: “… ho rischiato tutto sfidando il governo italiano … e gli americani che non vogliono che il nostro lavoro testimoni cosa è diventato quel paese …”. Quando mancano gli argomenti si ha sempre bisogno di qualche nemico.

La dinamica del Manifesto. Due militari sarebbero scesi dal blindato per dare l’alt (lo dicono fonti USA, quindi non è vero). L’auto andava a 40Km/h. Dopo una curva, la luce abbagliante e la raffica, da destra, contro la fiancata. Quello alla guida esce e grida che sono italiani. Poi telefonini spenti ed i soccorsi (ovviamente definiti tardivi).

Osservazioni. A 40Km/h bastano 9 secondi per percorrere 100m. La raffica (una?) viene da destra, quindi hanno cominciato a sparare quando sono arrivati all’altezza del blindato. La luce la vede solo l’autista(?), la Sgrena non la ricorda, quindi non può affermare che sia stata contemporanea agli spari. La macchina si blocca quasi subito, visto che l’autista scende immediatamente, sopravvivendo miracolosamente ai 400 colpi di cui ciancia Scolari.

Già, i colpi. L’arma di un blindato ha una cadenza di tiro di 500 colpi/minuto. 400 colpi sono circa 50 secondi di fuoco. Il nastro dell’arma ha 250 colpi, occorre un secondo nastro e 7-8 secondi per inserirlo. Un intero minuto di fuoco? Non mi convince.

E’ di stamane la notizia che Calipari è stato ucciso da un solo colpo al capo, non mortale se la traiettoria fosse stata appena diversa. Se ne deduce che non è stato un 12,7mm (gli avrebbe staccato la testa), ma un 5,56mm, probabilmente di un fucile M16. Un solo colpo. Ma non ne avevano sparati 400 e per di più, come appare evidente, a bersaglio fermo da quasi subito? Come mai non sono stati tutti crivellati di proiettili? La ricostruzione del Manifesto fa acqua da tutte le parti.

Azzardiamo una plausibile dinamica coi dati conosciuti. Buio, piove, strada non illuminata, visibilità ridotta. Il blindato vede una macchina che si avvicina appena dopo una curva, probabilmente a non più di 100m. 2-3 secondi per rendersene conto e viene acceso il faro. Viene dato l’alt. L’autista vede il faro, 2-3 due secondi per chiedersi di fronte a chi si trovi. E se non fossero americani? Non si vede niente, fermarsi o no? Altri 2-3 secondi. Intanto l’auto ha già percorso circa 90m senza dare segni di volersi fermare.

A quel punto il capo pattuglia ha non più di due secondi per decidere. La situazione: ha intimato l’alt, la macchina non si ferma, è quasi alla sua altezza, e non può stabilire se l’ordine sia stato ignorato o non compreso. Due possibilità: fare fuoco, o lasciare passare senza averli identificati. E se fosse un’autobomba? Fossero occidentali si sarebbero già fermati. Sono passati altri due secondi, la macchina è all’altezza del blindato. Il capo pattuglia non ha più margini di tempo per pensare, deve decidere, e lo fa secondo le regole d’ingaggio: ordina di aprire il fuoco.

La 12,7 spara al massimo una decina di colpi, visto che l’auto si ferma quasi subito. I due soldati all’esterno fanno lo stesso, brevi raffiche che non svuotano neanche i serbatoi da 20 colpi del mitragliatore. Sono questi i colpi che feriscono gli occupanti, in totale saranno stati qualche decina. Il fuoco è cessato, altrimenti l’autista, che esce quasi subito a sbracciarsi, verrebbe falciato. I soldati hanno già capito che non si è trattato di un attacco, ma è tardi.

L’azione di fuoco è durata forse solo 7-8 secondi. I soldati si avvicinano ed accertano la situazione. A questo punto consentono l’uso dei telefonini e somministrano un medicinale alla Sgrena (il Manifesto naturalmente lo omette). Infine, i soccorsi.

E’ sempre così sul terreno. Dati insufficienti, tempi minimi, decisioni da prendere comunque. Ricordate il vostro ultimo incidente d’auto? Si agisce quasi automaticamente, e dopo ci si stupisce di come tutto sia stato brevissimo, di come sia difficile ricostruire la dinamica degli eventi. Perché la Sgrena dovrebbe essere più attendibile di noi, viste anche le condizioni in cui si trovava?

Ma le cicale cantano, si sa. Si impadroniscono della Verità, la stuprano ripetutamente, e con violenza le affibbiano un aggettivo. Ecco che la Verità (maiuscola) diventa “la mia verità” (minuscola). Solo che la “tua” verità, Sgrena, è una menzogna. Ecco la cicala a Sky24: “… non escludo di essere io l’obiettivo dell’attacco … gli americani contrastano la politica di liberazione degli ostaggi …”. Dagli al complotto.  “ … non tornerò in Irak, non ci sono le condizioni …”. Non c’erano neanche prima, quando sei rimasta a fare interviste che, tu stessa lo dici nell’articolo, gli irakeni ritenevano inutili. E ci sei costata uno dei nostri, cara Sgrena. Hai creato una vedova e due orfani, complimenti, tre centri con un colpo solo.

Ed i segreti? Ora sei al sicuro a casina, Sgrena, spiattellali questi segreti per i quali eri un obiettivo. Scommettiamo che non ci sono? Scommettiamo che tutto si limiterà ad un generico gli-americani-hanno-fatto-questo-o-quello? E scommettiamo anche che per conoscerli bisognerà acquistare il tuo libro? 10 contro 1 che uscirà prima dell’estate. Speriamo non ci sia l’intervista a Mohammed che racconta una delle barzellette di Totti, perché proprio non farebbe ridere.

Infine, Sgrena, va bene che Berlusconi non è uno stinco di santo, e che questo Governo non è poi una gran bellezza, ma si tratta comunque di gente che ha mosso il possibile per riportarti a casa a fare la cicala. Ok, non gli vogliamo dire neanche “Grazie, Governo ladro”? Passi pure, ma continuare a lodare i terroristi nonostante tutto, è vergognoso. Tu ed il tuo compagno Scolari, che per salutare ancora alza quel pugno chiuso che la Storia ha bocciato da tempo, siete gente senza onore! Mi pare quasi di vederlo lo sfortunato Calipari, fare le capriole nella bara ancora prima di essere seppellito.