Grandezze incommensurabili non ammettono una comune unità di misura.
Avviso ai naviganti: post lungo, la prendiamo alla lontana oggi.
Esistono molte geometrie. Quella che più spesso ci hanno proposto, nelle scuole di tutti i livelli, è la Geometria Euclidea. In Euclide tutto è molto semplice, lineare, elegante. I greci avevano, si sa, uno spiccato senso estetico.
Per i Greci quasi tutto era espressione di senso estetico. Vinceva la gara alle Olimpiadi chi compiva il gesto atletico più bello, non chi saltava di più o lanciava il giavellotto più lontano. L’architettura era espressione sociale e religiosa di un comune sentire estetico, ed anche l’omosessualità, in fondo, era vissuta in maniera molto estetica, cosa che già i Romani non sapevano più fare.
La Geometria non deviava da queste visioni, anch’essa era innanzitutto senso estetico. La stessa parola teorema indica qualcosa che è oggetto di contemplazione. La prova che tutto per i Greci doveva avere anche un significato estetico (talvolta solo quello) sta nel fatto che tanto erano valenti geometri, quanto pessimi matematici. Gli unici numeri che hanno studiato avevano caratteristiche che il loro senso estetico appunto colpivano. Numeri particolari, spesso irrazionali e trascendenti, come la pi greca (3,14) che racchiude in sé il segreto della perfetta forma circolare.
Poi, è subentrata la visione più mitteleuropea, tipicamente nordica, di gente che preferisce i numeri alla forma, perché coi numeri fa di conto e commercia, e della forma estetica si interessa poco perché poco ci guadagna. Da lì nasce il nostro essere tecnologici, caratteristica tipicamente occidentale. E’ in questa visione, che tuttora coincide con la nostra, che la parola teorema perde l’iniziale significato di contemplazione, per assumere quello di dimostrazione, certezza, percorso con cui si deve arrivare inevitabilmente ad un certo risultato.
Da quel momento in poi, i teoremi si sono moltiplicati nella storia dell’uomo, nelle religioni, nella vita di tutti i giorni. Solo che è stato distorto anche il significato di dimostrazione. Quasi nessuno si preoccupa più di dimostrare la Tesi dalla Ipotesi, come ci hanno insegnato a scuola. Siccome il teorema è dimostrazione, e dimostrare è oneroso, spesso ci si limita alla sua enunciazione, pretendendo venga accettato senza aggiungere altro. Anzi, chi ritiene sia sbagliato, si preoccupi lui di dimostrarlo.
Nella giustizia italiana i teoremi li chiamano “castelli accusatori”. Il giudice ha la sua teoria. Raramente si basa sulle prove delle indagini, anzi spesso tende a non tener conto di quelle che, pur se evidenti, smentirebbero il suo teorema (un esempio il processo Andreotti). Per non parlare della politica nostrana, fonte inesauribile di teoremi tra i più disparati, indimostrati ed indimostrabili, ma tutti sacrosantamente veri, naturalmente.
Potevano mancare allora i teoremi sul terrorismo? Ne esistono di semplici come un’equazione:
azione militare occidentale = reazione terroristica islamica, quindi al contrario ritiro delle truppe = ci lasciano in pace.
Ne esistono di più complicati, fino ad arrivare ai più difficili, quelli che vogliono decine di lemmi, corollari, interpretazioni primarie, secondarie ecc …. Quelli del tipo che potremmo definire sociale, dove ci si riempie la bocca di parole come accoglienza, integrazione, scontro di civiltà, ecc…
Mentre però nella Geometria dei Greci al senso estetico che la originava poi è corrisposta nel tempo l’utilità pratica (saremmo quelli che siamo senza la trigonometria?), i teoremi di oggi non possono vantare analoghi risultati. Del resto è logico, comodo fermarsi alla sola enunciazione, meglio ancora se molto complicata, tanto poi i fatti potranno essere interpretati per non smentire le ipotesi iniziali, così tutti hanno ragione.
I nostri teoremi del terrorismo sono tanto complicati da fare acqua da tutte le parti. Strumenti inadeguati a descrivere una realtà che è molto semplice: noi siamo il nemico. Ci scervelliamo su come darci la colpa di avere indotto noi i poveri terroristi ad essere quello che sono, mentre invece dovremmo scervellarci su come conoscerli sul serio, i terroristi.
Per loro la ricetta è semplice: combattere. Noi ancora non abbiamo compreso che l’unica risposta possibile è: combattere. Già, ma come? Beh, signori, potrà essere spiacevole, ed urtare la suscettibilità di qualcuno, ma la Storia ci ha insegnato che l’unica risposta veramente valida non trova ricetto in parole come integrazione, comunicazione, rispetto reciproco, tolleranza, ecc… Queste sono tutte manifestazioni che per il nemico, quello combattente, quello che veramente ci interessa perché ci mette le bombe, non sono altro che sintomi di cedimento, inviti belli e buoni a proseguire, conferme che stanno facendo bene il loro lavoro. Del resto, come espone Magdi Allam nel libro Kamikaze made in Europe, il kamikaze tipo non solo non è mosso da spinte indipendentiste (quelle che a qualcuno piace chiamare "resistenza", per intenderci), ma è quasi sempre un musulmano bene integrato in Europa, che studia o ha studiato, spesso ha la cittadinanza, quasi sempre è della seconda generazione di immigrati. Le indagini sui recenti atti londinesi confermano in pieno questa radiografia. Loro sono tra noi, ed hanno i nostri diritti.
In quale parola alberga allora la risposta? Sterminio. Vanno sterminati, perché loro non cambieranno mai, e saranno sempre una minaccia. Bisogna conoscerli, pensare come loro, cercarli, scovarli, infine prenderli, tirare fuori da loro tutte le informazioni che possono fornire (con qualsiasi mezzo), quindi cancellarli dalla faccia del pianeta.
Attenzione però, questa non è una posizione emotiva, questa è, come ben sa chi legge abitualmente questo blog, un’analisi fredda e distaccata. Si inquadra un problema, se ne individua la soluzione, in questo caso si tratta della eliminazione del nemico. Che poi non deve trattarsi necessariamente di eliminazione fisica. Possono benissimo essere eliminati facendoli sparire, internati a vita in luoghi sconosciuti e privati di qualsiasi diritto, finché la morte naturale non sopravvenga. Corpi vivi, ma civilmente morti, soprattutto per chi li conosce, per i loro compagni, che devono sentirsi braccati, perduti, sconfitti. E’ questa l’unica vera soluzione capace di fornire qualche risultato tangibile alla nostra situazione.
Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo considerarci combattenti a tutti gli effetti. Come combattere al nostro livello? Semplice: rifiutando di farci cambiare. Nessuno modifichi le proprie abitudini, aspirazioni, idee politiche, itinerari turistici, ecc … a causa di un attentato. Nessuno si faccia cambiare da ciò che sta accadendo. Anzi, dal sangue dei morti dilaniati, tragga la forza per sconfiggere dentro di sé il nemico. Il lavoro “sporco” lo facciano i corpi speciali, i servizi segreti, quelli insomma che gli stati di diritto autorizzano a muoversi con licenza di violare il diritto stesso. Paradosso inevitabile con cui le democrazie difendono la propria sicurezza.
Tanto per riferirci a fatti concreti, dell’efficacia di azioni durissime come quelle tratteggiate prima, esistono numerosi precedenti nella Storia. Due per tutti: I Francesi e gli Israeliani. Alla fine degli anni ’50 i Francesi, distruggendo materialmente una ad una le cellule terroristiche della Kasbah, arrivandoi ad uccidere chi rifiutava di arrendersi, vinsero di fatto la battaglia. Persero poi l’intera Algeria, ma per altri motivi e contro altre forze. Non c’è esercito che possa contrastare a lungo la voglia di indipendenza di un popolo, ma i terroristi furono sconfitti, eliminati fisicamente uno per uno. L’Algeria fu perduta, è vero, ma due anni prima la battaglia di Algeri fu vinta, il terrorismo fu battuto.
Altro esempio sono gli Israeliani di oggi. Qualcuno ha notato che gli attentati in Terra Santa sono diminuiti di oltre il 60% da quando gli Israeliani hanno sistematicamente assassinato i capi di Hamas che a mano a mano si succedevano? Certo, sono seguiti i soliti proclami di vendetta, ma poi solo azioni isolate.
Può apparire poco umano parlare così, ma signori miei, dalle vostre comode poltrone, sapete perché inorridite? Perché ancora non avete capito cosa c’è in gioco. Non è il petrolio, non è l’egemonia americana sul mondo, non sono le civiltà che si scontrano. E’ il vostro, il nostro stile di vita che è in gioco.
Questa guerra è iniziata circa 1.300 anni fa. E’ passata attraverso la distruzione dell’Impero Sassanide e di quello bizantino, si è combattuta sotto le mura di Vienna e nelle acque di Lepanto, e da circa 30 anni si combatte in casa nostra, senza che noi ce ne rendiamo conto. E’ un attacco lento, come un laccio che si stringe a poco a poco, cominciato con il ricatto della crisi petrolifera del 1974, quando il barile venne fatto schizzare ad un prezzo equivalente ad 80$ di oggi. E’ un attacco fatto di immigrazione, di diritti pretesi che noi abbiamo regalato a chi non ce li concederebbe in analoghe situazioni, di terreno che noi abbiamo ceduto in cambio di tranquillità, ottenendo solo di avere il nemico più vicino, ottenendo solo di rimandare il confronto.
La posta di questa lotta generazionale, troppo antica perché i Bush ed i Blair possano avere vere colpe o veri meriti, è il nostro stile di vita. La domanda è: tu, proprio tu che leggi, quanta della tua libertà, quanto del tuo Diritto sei disposto a cedere pur di non combattere? Sei disposto a rinunciare al tuo stile di vita, a cambiarlo regolarmente, perché i sistemi con cui la società alla quale appartieni te lo ha garantito non ti piacciono?
Ognuno ha il proprio limite, e l’Europa, dimentica del suo passato, è si illude di mantenere la propria libertà con la sue grandi ricchezze, mentre comprerà solo il tempo della propria agonia. Noi sembriamo aver dimenticato che la libertà si paga con l’impegno ed il rischio di perdere la vita, non coi soldi.
Cosa fare perché ci si renda conto di cosa sta accadendo? Beh, anche qui la risposta è semplice: il telefonino. Occorre far capire alla gente comune che cambiando lo stile di vita non solo non potrà permettersi di cambiare il telefonino, ma non potrà neanche pensare di farlo. Sono quasi certo che molti sarebbero disposti a mandare le truppe anche nella Città del Vaticano per un motivo come questo.
Il Papa si preoccupi, che qui fra un po’ gli daranno la colpa dell’attentato che faranno in Italia. Del resto, mica si può darla ai terroristi, quelli si vendicano, hanno mille ragioni, sono dei "resistenti", se non si integrano è colpa nostra, poveri cristi (pardon, poveri Mohammed). E poi il Papa sicuramente il telefonino ultimo modello potrà permetterselo comunque, reazionario che non è altro! Ditemi voi se non è un ottimo motivo per mandare un paio di kamikaze in piazza S.Pietro, io non saprei trovarne uno migliore.
Referendum: cosa votare? Astenersi, non v’è dubbio, ma con motivazione. Liberiamoci però subito dell’ipocrita sospetto che astenersi significhi essere con il no, si tratta di un’astensione di principio. E chi oggi critica chi invita ad astenersi, accusandolo di temere il confronto, dimentica di appartenere allo stesso schieramento che qualche anno fa invitò a far fallire, riuscendoci, il referendum sulla responsabilità dei giudici. Poco contò che l’84% di quelli che andarono a votare volesse i giudici responsabili dei propri errori. Risultato: il giudice che ti manda in galera per errore non paga, mai.
Una recente indagine condotta su un campione di maturandi delle scuole superiori, ha evidenziato interessanti lacune nella conoscenza della storia recente. Qualche esempio:
La II Guerra Mondiale sarebbe iniziata con l’attacco giapponese a Pearl Harbour nel 1941; la data dell’armistizio italiano non è più l’8 Settembre 1943, ma il 7 Dicembre 1941; la Volpe del Deserto era il Maresciallo Badoglio; a Yalta nel 1943 non si sono incontrati Roosvelt, Stalin e Churchill per decidere il futuro assetto dell’Europa, ma Stalin ed Hitler per decidere non si sa bene cosa; che stessero solo prendendo un aperitivo assieme?
Il 50% degli intervistati ammette candidamente di imparare la storia dai film, mentre un 15% afferma addirittura di impararla, udite udite, dai videogiochi. Stendiamo una trapunta pietosa sulle altre risposte. Ma cosa c’entra questo con il referendum?
C’entra, perché questa gentaglia diciottenne, e quelli che ieri e l’altro ieri erano diciottenni ignoranti come loro, esprimerà un voto frutto di un’opinione superficiale o di notizie false. Mi sta pure bene che si esprimano in una consultazione politica. Dicano di essere di destra o di sinistra, chi se ne frega. Fra 10 anni avranno cambiato parere, e questo senza che abbiano cambiato nulla del mondo. Ma sulle questioni che riguardano l’etica, la morale, io rifiuto il voto di questa gente incapace di vincere la pigrizia per farsi un’opinione.
Questi zotici del terzo millennio neanche consultano Internet per cercare uno straccio di informazione. Non si sprecano a farsi un’opinione propria e motivata, loro la prendono a prestito. Si tratti di radio o giornale, di televisione o schieramento politico, non fa differenza, da qualcuno se la fanno prestare.
Ed allora, astenersi! Io mi rifiuto di far decidere della mia possibilità, un domani, di poter accedere o meno alla fecondazione artificiale, ad uno che studia sui videogiochi
Qualcuno potrebbe, con una certa giustezza, obiettare che comunque la legge va cambiata. Vero, va cambiata. Motivazione in più per astenersi, questa volta giuridica.
Per legge l’esito del referendum non può essere cambiato dal Legislatore per i successivi 5 anni. Il che significa che se il quorum ci sarà, chiunque vinca, le parti della legge 40 sottoposte a quesito referendario non potranno essere modificate per 5 anni, vadano esse bene o male. Ora, siccome tutti partiti si dichiarano insoddisfatti della legge, anche quelli che hanno contribuito a farla approvare (e stendiamo un’altra trapunta pietosa), astenersi diventa un dovere. In questo modo infatti si lascerà al Legislatore piena facoltà di modificare la legge in ogni sua parte, senza legargli in alcun modo le mani.
A chi parla di maggiore sofferenza della donna se si limitano a tre gli embrioni impiantati, io pongo un quesito. Quale sofferenza è maggiore, quella di ripetere il ciclo della terapia, o quella di decidere quale feto sopprimere quando il medico ti dice che se non ne sopprimi uno o due quasi certamente moriranno tutti? Io non conosco la risposta, chi la conosce la dica anche a me.
Infine, non ci si faccia ingannare da quelli che dicono, mentendo, che la legge 40 è un cavallo di Troia per smantellare la legge 194 sull’aborto. La legge 40 riguarda il diritto della coppia all’accesso alla fecondazione assistita, la 194 riguarda il diritto della donna all’aborto. Nel primo caso due soggetti che decidono assieme, nel secondo caso un unico soggetto che decide per due vite, e la cui decisione è insindacabile. E’ invece vero il contrario, si spera che la legge 40 sia un cavallo di Troia per arrivare alla legittimazione della coppie omosessuali. Ma la vedo dura in Italia, almeno per i prossimi 20 anni.
E se anche fosse, con le coppie normali che ci pensano due volte prima di sostenere le spese di un figlio, non è che magari anche gli omosessuali preferirebbero qualche efficace intervento economico al diritto di avere un figlio che, proprio come tutti gli altri, potrebbero non avere le risorse per tirare su?
Povera Italia, da patria del Diritto, a fiera dei diritti.
Il Papa si aggrava, ed il Governo si ammala.
Il Papa muore, ed il Governo si aggrava.
Habemus Papam, ed il Governo muore.
Benedetto XVI si insedia, e habemus Berlusconem bis.
Se tanto mi dà tanto, quando Benedetto XVI comincerà ad operare, il Governo si insedierà. Che Silvio sia davvero unto dal Signore?
L’Italia assomiglia alla Sicilia del Gattopardo, cambiare tutto affinché non cambi nulla. Sia a destra che a sinistra, vedo piccoli generali senza eserciti. I Fini, i Follini, i Prodi, i Rutelli, ecc…, sono i piccoli Badoglio di oggi. Proclamano che “la guerra continua”. E come allora, 8 Settembre 1943, data dell’armistizio con gli anglo-americani, tutti si chiedono: “Ah, la guerra continua? Ma contro chi, gli Americani o i Tedeschi?”.
Dopo la sconfitta alle regionali, invece di riflettere, la CDL mette in crisi il Governo. Crisi che di fatto, si badi bene, formalmente non c’è stata, perché non vi è mai stata sfiducia in un voto parlamentare. Inoltre i cosiddetti alleati, pur ritirando i ministri, avevano garantito i voti in Parlamento. Roba da monocolore democristiano anni ’70-‘80.
E’ la rivincita delle segreterie dei partiti, quelle che hanno comandato la politica fino alla tangentopoli del 1992. Sono i mali di una seconda repubblica che non è mai nata, perché una semplice legge elettorale maggioritaria, senza riforma costituzionale, non può cambiare certi meccanismi.
Se i nostri piccoli Badoglio sono rimasti fermi alla politica dell’epoca dei Comuni, va detto che anche noi elettori non siamo molto migliori. Gli italiani storicamente non votano per essere rappresentati, cercano una guida. L’italiano preferisce qualcuno che gli dica cosa fare, anche perché così è più facile lamentarsene o dire di non averci mai avuto a che fare con “quello”.
Ad esempio dopo la II Guerra Mondiale, a parte chi non poteva negarlo, quanti hanno ammesso di essere stati fascisti? “Chi, fascista io? Sempre stato antifascista, ho combattuto anche come partigiano. Ma come si permette?”. La nostra amata repubblica nasce su questa prima balla, terreno fertile per il futuro consociativismo, quella invenzione nostrana in cui il Parlamento viene esautorato, e si limita a ratificare accordi e decisioni presi nelle segreterie dei partiti. Democrazia di nome, oligarchia di fatto.
Ad un certo punto arriva il Cardinal Berlusconi a promettere cambiamenti. La gente ci crede e, complice la legge elettorale maggioritaria, lo fa diventare Presidente del Consiglio nel ’94, col nome di Papa Silvio I. Il resto è storia nota. Ribaltoni, controribaltoni, governi tecnici, sinistra che vince le elezioni ma si dimostra incapace di governare, parentesi Prodi e nuove elezioni dalle quali arriva Papa Silvio II. Ed i fatti recenti?
E’ questione di età. I Casini, i Fini, i Follini, e tutti gli altri a sinistra, non sono più quelli del ’94, invecchiano. Il più giovane di loro è a ridosso dei 50, e le loro seconde file premono per prendere il loro posto. Se non si sbrigano ad arrivare nella stanza dei bottoni, dovranno cedere il passo.
Per la sinistra la soluzione è semplice: buttare giù Berlusconi. Per la destra è tutto più difficile: buttare giù Berlusconi senza andare all’opposizione. Allora si ricorre alle liturgie democristiane, ma il problema non ha soluzione, perché senza Papa Silvio la destra non governa, e questo è un fatto inoppugnabile. Nasce così Il Berlusconi Bis, presieduto, guarda un po', da Papa Silvio III.
Tanto rumore per nulla. Il fatto è che quelli non l’hanno capito che o invecchiano senza comandare perché comanda la sinistra, o invecchiano senza comandare perché comanda Berlusconi. Quindi, con Berlusconi o senza, quelli arrivano ai 60 anni, nel 2016, comunque senza comandare, perché Silvio III ne sa una più del diavolo. Perché Silvio III ora et labora, una maniera per fregarli la trova. Come mai non so dispiacermene?
Comunque trovo che tutti questi figuranti siano trooooppo belli. Quasi quasi me lo vado a vedere al cinema “Troppo belli”. In confronto al teatrino delle ultime due settimane deve essere un filmone. Chissà che non ci sia qualche politico come comparsa al fianco di Costantino Vattelappesca e Daniele Comesichiamalui, i purosangue della scuderia Costanzo&De Filippi. In fondo i democristiani pensano sempre al futuro, e nel mondo dello spettacolo ci sono già. Hai visto mai che un domani cambino lavoro? Costanzo qualcosa gliela rimedia di sicuro.
Il centrodestra ha perso. Si potrebbe non aggiungere altro. Molti però vedono i risultati elettorali come sportivi: uno vince, l'altro perde. Nelle regionali qualcuno ha perso, ma gli altri non hanno vinto. E' corretto interpretare politicamente il voto regionale? No e sì. No perché tecnicamente non lo si può fare, sì perché di fatto politici e commentatori lo fanno. Distinguiamo allora i due aspetti, tecnico e politico. Regionali e politiche sono uguali come metri e litri. Le regole sono diverse. Nelle politiche si elegge il Parlamento, nelle regionali si sceglie il governo della Regione. Nelle politiche vi sono molti collegi ognuno dei quali vale un rappresentante, nelle regionali di fatto la Regione è un grande collegio dove vince chi supera il 50% delle preferenze. Nelle Politiche voti candidato e lista collegata, nelle regionali puoi votare candidato e lista non a lui collegata. E di differenze ce ne sarebbero ancora. Sugli aspetti politici si è sentito di tutto: Forza Italia troppo vicina alla Lega, gli elettori temono per la Costituzione, il voto era contro l’intervento in Irak, e molte altre panzane. Infatti le Regioni non possono legiferare in materia di Difesa, di politica estera o di Costituzione, quindi votare destra o sinistra alle regionali per motivi del genere significa votare da pirla. L’elettore coscienzioso dovrebbe invece votare per colui che ritiene capace di esprimere un buon governo regionale. Se analizzassimo il voto regione per regione, ci accorgeremmo che il Centrodestra poteva conservare le regioni che aveva. Ad esempio, Puglia e Lazio. La Puglia ha espresso un elettorato immaturo, quello che non vota per qualcuno ma contro qualcun altro. Vendola infatti, si fosse presentato da solo, difficilmente sarebbe andato oltre un 15%. Ha invece vinto perché su di lui sono confluiti altri voti, e cioè quelli che “io a destra/sinistra non voterò mai!”. Chi non ha sentito questa frase almeno una volta? Si aggiunga qualche scontento di centrodestra, e Fitto perde.
Nel Lazio invece è prevalso il trucco. La Mussolini non poteva essere ammessa alle elezioni, ma il Consiglio di Stato glielo ha consentito con una stupefacente interpretazione delle regole. Si è infatti riconosciuto che le firme di Alternativa Sociale erano false, ma si è sostenuto che l’accertamento della falsità delle firme non è avvenuto in maniera corretta. Il paradosso è che l’accertamento spettava a chi aveva autenticato le firme. In parole povere, le firme erano false, ma siccome chi doveva accertarlo non solo non lo ha fatto, ma le aveva pure autenticate, sono state fatte valere. In paesi seri ci si ritirerebbe chiedendo scusa, da noi invece faccia di bronzo, e via alle urne. Qualcuno attribuisce la cosa a giudici “rossi”; non è provato ma è plausibile. Si aggiunga una campagna elettorale maldestra, e Storace perde.
Ma il peggio è il “dopo” dei politici. Dimissioni sì o no, elezioni anticipate sì o no, rimpasto di Governo sì o no, ecc… E non parliamo poi delle rese dei conti interne ai vari partiti, dove i personaggi di seconda schiera del partito X cercano di sfruttare l’onda del voto per prendere il posto di chi gli sta davanti. Insomma, Prima Repubblica. Con la cagnara che fanno, sfido io che poi il voto regionale assume una valenza politica.
Ai nostri politici, governanti e non, sfugge che per gli Italiani il maggioritario non contempla il litigio. “Io vi voto perché andiate e facciate, non perché litighiate per le poltrone”. Chi litiga perde, ma il venduto Follini (cfr. post del 20 Novembre 2004) ed il furbetto Fini sembrano non averlo capito. A sinistra invece hanno imparato. Sotto il tavolo, coltelli e calci negli stinchi, ma fuori, “confronti costruttivi” e strette di mano. Non per niente Prodi, prima ancora di dire che aveva vinto, ha tenuto a sottolineare che il risultato elettorale rendeva inutili le primarie, che il leader dell’Unione è lui. Come a destra, anche a sinistra il voto si usa per gli equilibri interni di parte. Se non è zuppa, è pan bagnato.
E allora, come tutti, concediamoci il lusso e l’azzardo di una previsione sulle politiche 2006, e diciamola subito: con certi “se”, si può dare ancora Berlusconi vincente 3 a 1. Brevemente, i perché alla luce delle regionali.
La lega si rafforza leggermente al Nord, prevedibile. Follini rimane stabile, An leggera flessione. Forza Italia perde circa 1.800.000 voti. Una batosta, soprattutto perché vanno dall’altra parte, non migrano verso gli alleati. Tutto sembra perduto ma se …
… se Follini e Fini hanno capito la lezione, e se le rese dei conti interne si risolvono in breve, si ricompatteranno attorno a Berlusconi, perché senza non si vince. La Lega si è già schierata, e se sarà disposta a concedere qualcosa agli alleati, li aiuterà a non tradire, anche perché sennò addio devolution. E Berlusconi? Se Berlusconi tira dritto per la sua strada, molti rivedranno la tenacia dell’imprenditore cui avevano dato fiducia un tempo. Qualora invece cedesse a compromessi e partiti, perderà ancora, e definitivamente. Quindi, acceleratore su riforme e taglio delle tasse, anche solo contro tutti, o non recupererà mai il voto punitivo dei suoi, l’unico che è mancato alle regionali.
Già, perché l'aspetto più interessante di questo voto regionale è stato civico, non politico: gli elettori di Forza Italia si sono dimostrati gli unici capaci di interpretare lo spirito del maggioritario, votando per chi non vorrebbero pur di attrarre l’attenzione di Berlusconi. E lui, che non è un fesso, risponde subito dopo la sconfitta, andando a Ballarò, tra i nemici, a dire: “Scendo in campo”. Lui pensa “Se quei voti sono stati miei, possono tornare ad esserlo. Io li rivoglio”. Sinceramente, al posto suo chi non lo penserebbe? Staremo a vedere, sarà una sfida interessante.
Trovo che l’Enciclica “Fides et Ratio” sia la più significativa tra quelle di Giovanni Paolo II. Con essa il Papa supera l’apparente conflitto tra Fede e Ragione, tanto caro ad illuministi e rivoluzionari francesi, tanto abusato dalle ideologie comuniste e stataliste del ‘900, ed ancora oggi tanto presente in certa sinistra (soprattutto italiana) che si ostina a vivere fuori dalla Storia.
Il Papa muore. Negli ultimi suoi pensieri ci sarà più Fides o più Ratio? Non è domanda alla quale io sia in grado di rispondere. Mi fa piacere pensare però, avendo letto quella Enciclica, che in quei pensieri ci sia Fiducia. E’ parola che con Fides ha in comune la radice, e che dalla sua componente di umanità prende la Ratio.
La sapienza viene da Dio, quindi mai potrà andare contro di Lui. Se contrasto c’è, esso è solo apparente, e prima o poi verrà superato, magari da quegli stessi uomini che lo hanno rilevato, cercato, cavalcato, usato contro la Fede stessa. Questo il senso della Enciclica: sapienza che viene da Dio sotto forma di capacità di cercarla; Fede nella certezza che, trovandola, l’uomo si ricongiungerà al suo Creatore.
E’ una visione rotonda dell’Uomo, ma anche una dichiarazione di fiducia nei risultati che esso può raggiungere. In questo senso Fiducia può essere summa di Fides e di Ratio.
Quindi mi piace pensare che negli ultimi pensieri del Papa ci sia la Fiducia. La Fede nel Dio al quale si ritorna dopo aver compiuto la missione, ma anche la Ragione, fatta di volontà espressa finché il male lo permette. Umana tenacia, forse anche un veniale orgoglio, nel voler essere un soldato che non rinuncia al proprio onore, che non si piega alle ferite, ma si rialza per ricevere nuovi colpi, anche se la spada che brandisce non riesce ormai più a sollevarla per difendere se stesso. Sono i suoi colpi, nessun altro può prenderli al suo posto, deve continuare ad alzarsi finché ne avrà forza.
Questa è una spiegazione plausibile al fatto che sia credenti che laici partecipano con sentimento all’attesa dell’inevitabile epilogo di queste ore. Non vi sono precedenti di sentimenti così diffusi verso un Papa, nella storia della Chiesa.
E così Karol se ne va, come una candela che ha terminato la cera, una fiamma che ha bruciato il proprio tempo. Diranno molte cose nei “coccodrilli”, quelle brevi biografie di personaggi noti che i giornalisti tengono nel cassetto pronte all’uso in caso di morte. Il Papa dei viaggi, il Papa dell’attentato, il Papa della televisione, ecc...
Diranno di tutto un po’ qui in Occidente, con quella retorica televisiva che tanto conosciamo, mentre sui siti islamici continueranno a rallegrarsi di questa morte, così augurata e desiderata nelle ultime settimane.
Eppure, di fronte a questi nemici non dei soli Cristiani ma degli uomini tutti, anche ora, nell’incoscienza degli ultimi momenti di agonia, io continuo a vedere un soldato che diventa scudo, che non si chiede chi siano o cosa facciano quelli che protegge, che a chi con la leggerezza del fanatismo si fa esplodere in un secondo, oppone il sacrificio vero, quello della sofferenza quotidiana, silenziosa, dignitosa, tanto lunga ed intensa da farti dubitare di poterla sostenere.
Kamikaze, in giapponese significa “vento divino”. Eccolo l’unico kamikaze che conquisterà il posto nel paradiso, quello che con la propria capacità di sopportare si sacrificherà diventando lui stesso scudo di altri, alla faccia di tutti i mullah Omar di questa terra che agli altri chiedono invece di diventare armi e di uccidersi, mentre loro fuggono senza onore davanti alla giustizia degli uomini.
Un uomo diverrà fra non molto vento divino e morendo tornerà al suo Creatore. Non accompagnamolo con l’egoista dispiacere della Ratio di chi viene privato di qualcosa, bensì col fiducioso sorriso della sua Fides. Egli ha solo compiuto il proprio cerchio, non sta andando via. Ha sublimato Fides e Ratio. Egli va lì dove esse si incontrano, torna finalmente dove tutto ha avuto inizio.
Bentornato a casa, Karol.
Superata la soglia del PM10, scatta il blocco del traffico. Poi, le solite interviste agli automobilisti. Uno dice che il provvedimento è inutile, un altro è contento perché la città cambia volto, per un altro si tratta di un palliativo e ci vorrebbe di più (cosa lui non lo sa). Poi si intervistano gli esperti. Uno dice che il provvedimento è inutile, un altro che è utile e ti fa anche godere la tua città, un altro che è un palliativo e ci vorrebbe di più (cosa lui non lo dice).
Ora, o gli automobilisti sono anche esperti di aria, o gli esperti sono i soliti esperti del so-io-cosa. Alla fine del servizio ti infilano poi sempre la vecchietta che vorrebbe il blocco tutti i giorni, che tanto non ha la patente. Egoista ma sincera, almeno lei.
Le dimensioni. Per dare un’idea, un capello umano ha un diametro medio di 100 micron (100 millesimi di millimetro). In natura esistono le sabbie (oltre 500 micron), le polveri (fino a 500 micron), il fumo (meno di 2 micron), le esalazioni e gli aerosol (meno di 1 micron). Il PM10 (Particulate Matter 10) è costituito da particelle con diametro fino a 10 micron, come a dire un decimo di un capello. Eccole le famigerate polveri sottili, costituite anche da elementi pesanti, resi però trasportabili dall’aria grazie alle ridotte dimensioni.
Da dove arriva questo particolato? In massima parte è naturale: erosione, vulcani, incendi, ecc…. Esiste poi il particolato di origine umana: industrie, motori, riscaldamento, ecc….
Il PM10 comprende anche le particelle con dimensioni fino a 2,5 Micron. E’ il PM2,5. La dimensione è una discriminante importante, in quanto definisce il PM10 “inalabile”, ed il PM2,5 “respirabile”. L’inalabile raggiunge le vie aeree superiori (laringe, ecc), il respirabile arriva fino agli alveoli, dove il sangue scambia ossigeno con l’aria. Tradotto in effetti, l’inalabile può portare allergie e malesseri a chi è predisposto, ad esempio gli asmatici. Il respirabile può invece causare vere patologie, anche cancerose a tutti.
Ed eccoci al punto. Il PM2,5, mediamente quattro volte più piccolo del PM10, può con buona approssimazione essere considerato anche quattro volte più leggero. Senza essere degli scienziati, è chiaro che un movimento d’aria più facilmente solleva una particella leggera di una pesante. E qui si prospetta il seguente paradosso.
Se l’aria si muove poco, le particelle pesanti restano in basso, e le leggere viaggiano. Se l’aria si muove di più, le pesanti riescono ad essere sollevate, le leggere più facilmente vengono allontanate. Risultato: quando il PM10 è basso il PM2,5 (che costituisce il 60% del PM10) sta tutto lì a farsi i suoi giri. Quando il PM10 è alto, il PM2,5 viene spazzato via. Morale: la circolazione delle auto è consentita quando l’aria è peggiore, e vietata quando è migliore.
Il particolato è anche nelle nostre case. Due persone che camminano in una stanza chiusa sollevano tanto particolato quanto quello prodotto da una mezza sigaretta. Ma niente allarmismi, il nostro corpo imperfetto è ben progettato per queste condizioni imperfette. Ci ammaliamo a causa del particolato solo quando è costituito da sostanze nocive, per esempio l’amianto. La combinazione veramente pericolosa è il binomio tra la sostanza e la sua dimensione tale da renderla respirabile.
E arriva la politica, con l’assurda pretesa di voler vivere in un ambiente perfetto. Gli ambientalisti della domenica cianciano, l’opinione pubblica si impaurisce, il Legislatore ne raccoglie gli umori e si inventa qualcosa, perché quelli poi votano alle prossime elezioni, sapete? Così si mette su una bella commissione di studio, si tira fuori un valore limite del tutto empirico ed avulso dalla realtà, e si stabilisce per quanti giorni all’anno è ammissibile superarlo (quindi in quei giorni posso respirare veleni?). Dopo di che gli amministratori locali devono prendere provvedimenti. Quali? E chi lo sa, se la cavino da soli.
La centralina scatta, l’opposizione accusa, il sindaco generico deve fare qualcosa. Potrà mica ordinare di spegnere i riscaldamenti (principale fonte di polveri sottili). La gente si ribellerebbe, e poi il provvedimento sarebbe di incontrollabile attuazione.
Oh Dio, che si fa? Beh, si copia, no? Se lo fanno a Roma e Milano lo potranno fare dappertutto. Blocchiamo il traffico, tanto gli automobilisti li possiamo controllare. E poi, con quelli si tira su anche qualche soldo multandoli. Due piccioni con una fava, si tacita la coscienza ambientalista e si coglie l’occasione per fare un po’ di cassa, che qualche spicciolo fa sempre comodo.
E la qualità dell’aria? Ma dai, per quella c’è tempo! Il povero sindaco ha già i suoi grattacapi, mica può fare tutto lui. Intanto ha bloccato il traffico come fanno tutti gli altri, nessuno potrà dire che non ha fatto nulla. E poi se lo fanno tutti vuol dire anche che è una cosa giusta, no? Vorremo mica stare lì a sottilizzare proprio sulle polveri sottili, meglio pensare alle elezioni.
Criticare certe trasmissioni televisive della domenica è fin troppo facile. Scadenti, prive di contenuti, condotte da saltimbanchi, ma non è questo il punto. Il vero peccato originale che le alimenta non è chi le fa, ma chi le guarda.
Certe trasmissioni, ad esempio Buona Domenica, possiedano solo il contenitore. Chi di noi comprerebbe un libro solo per la sua bella copertina? Nessuno, eppure è ciò che accade con molta televisione. I contenuti sono assenti, ma la trasmissione è la più guardata della domenica.
Penso dipenda dall’intelligenza stupida della mediocrità del suo format, che mi fa venire in mente certe feste fatte in casa, come si usava negli anni ’70, quando gli stereo erano quelli col caricatore per impilare i dischi in vinile, le mamme venivano schiavizzate dai figli per preparare tartine e dolci, e le ragazze venivano accompagnate e riprese dai genitori ad una certa ora, cosa che rendeva sconosciute le stragi del sabato sera.
Ritengo che lo spettatore medio si immedesimi nei personaggi di queste trasmissioni prive di contenuti per quella che definirei empatia mediocre. Cioè, chi guarda sa di guardare dei mediocri, ma li guarda ugualmente perché il loro livello non è dissimile dal proprio. Chiunque infatti potrebbe andare lì a steccare stonando una canzone, o a far rischiare l’ernia al povero ballerino professionista di turno, costretto a sollevare la culona X venuta fuori dalla casa del Grande Fratello. L’applauso arriva comunque, si faccia bene o si faccia male.
Con la mediocrità, programma e spettatore parlano la stessa lingua, si sentono allo stesso livello. La mediocrità azzera la distanza, come fa la morte nella poesia di Toto’ ‘a livella. La mediocrità, insomma, come morte televisiva, cui lo spettatore concede pigramente il proprio tempo. All’espressione “popolo bue” assocerei l’immagine dello spettatore televisivo, reo di sottostare alla propria pigrizia mentale, quella che gli fa attendere la pubblicità anche solo per andare al bagno.
Questa la mediocrità stupida. L’intelligenza di questa stessa mediocrità sta invece nel fatto che è pensata, dimensionata sullo spettatore. Il delitto è premeditato. Ci sono persone molto intelligenti, che progettano questa mediocrità con un occhio al budget. La trasmissione deve costare poco per massimizzare gli introiti pubblicitari, ed i personaggi famosi costano molto. Quelli non si muovono per soli 5.000€, certo non stazionano da te tutta la domenica pomeriggio, e men che meno partecipano a giochini vari. Per questo è difficile vederne in giro in certe trasmissioni. Eliminando quelli che partecipano per promuovere un disco o altro, praticamente non ce ne sono. Meglio ripiegare su personaggi solo noti. Con il prezzo di uno veramente famoso, di gente nota ne prendi a carriolate.
Così arrivano i “grandi fratelli”, i personaggi di seconda schiera, i co-conduttori più o meno di professione, quella gente di cui conosci il viso ma alla quale non sei capace di attribuire una vera professionalità. Cosa far fare a queste accozzaglie di mediocri? Le stesse cose che si facevano appunto nelle feste casalinghe degli anni ’70 o negli autobus durante la gita scolastica. Si canta tutti insieme, si fa la battutina, si fa finta di azzuffarsi.
Intanto qualche consiglio per gli acquisti, un paio di scenette, il popolo ride contento, e si arriva vicini al telegiornale, quando ci si può permettere qualcosa di vagamente più impegnato, che so, una storia strappalacrime da raccontare a luci basse. Ma non troppo, che poi la gente si annoia e cambia canale. Presto, presto, riaccendere le luci e fare arrivare un po’ delle aspiranti mezze ballerine di Amici della De Filippi, che qualche tettina e qualche culetto non possono fare che bene agli italiani che stanno per mettersi a tavola per cena. E poi si sa, certi appetiti non fanno cambiare canale.
Nani e ballerine oggi, come nella Roma antica c’erano pane e giochi. Dormi pure, popolo bue televisivo, dormi e sogna la notorietà che invidi ai mediocri, potresti arrivarci anche tu a farti riconoscere per strada. In un clima come questo non mi sento di criticare più di tanto le Lecciso. C’è di questo e c’è di quello in televisione, non vedo perché non dovrebbero starci anche loro. Pienotte e stupidotte come sono, risultano più vere di altri. Il popolo bue lo sa, infatti dice di odiarle ma non riesce a fare a meno di guardarle.